Gli effetti dell'ipertensione arteriosa sull'occhio

Come si suol dire, l'occhio è specchio dell'anima. In un certo senso, si potrebbe affermare qualcosa di simile anche in medicina: l'occhio umano infatti ha svariate connessioni con molte patologie. Malattie come diabete, ipertensione, ipertiroidismo e artrite reumatoide presentano, fra le loro conseguenze, anche complicanze a livello oculare.

Se non curata, o se non diagnosticata, l'ipertensione arteriosa può provocare varie forme di retinopatia (detta appunto “retinopatia ipertensiva”). Con l'esame del fondo dell'occhio – cioè un esame diretto della retina dilatando la pupilla – si può vedere “dal vivo” lo stato delle arterie e delle vene. Ciò che si vede nell'occhio ha anche una stretta connessione con il sistema vascolare in generale e col distretto cerebrale in particolare: il sangue arriva all'occhio attraverso la carotide e l'arteria oftalmica ma poi prosegue portando il sangue al cervello.

«Quando un paziente è iperteso e non ancora curato noi vediamo queste arterie con un calibro ristretto, e quindi c'è una retinopatia iniziale – spiega il dott. Andrea Bandi, responsabile dell'Unità Operativa di Oculistica dell'Istituto Clinico Beato Matteo – Se questa pressione dura da tanti anni, queste arterie possono avere un aspetto ristretto, anche di decorso tortuoso, e comprimere le vene. Nell'occhio arterie e vene corrono molto vicine, in alcuni punti si incrociano, e quando c'è una retinopatia ipertensiva grave l'arteria schiaccia la vena, col rischio di provocare delle trombosi della retina».

La trombosi venosa può interessare una branca della vena centrale della retina e causare un'amputazione del campo visivo. Oppure nelle forme più gravi può colpire l'arteria centrale della retina: se c'è una compressione all'ingresso dell'occhio viene chiusa la vena che fa defluire il sangue e quindi l'occhio rimane “ingorgato”. In questo caso la vista del paziente è assai limitata: è l'estrema conseguenza di una retinopatia ipertensiva.

«Di qui l'importanza di seguire questi pazienti e di avere un compenso dei valori di pressione arteriosa – conclude il dott. Bandi – Deve essere un lavoro fatto col medico di base e col cardiologo per evitare di arrivare a danni così gravi. L'occhio può essere il primo campanello d'allarme da cui possiamo diagnosticare uno stato di alterazione vascolare che può interessare tutto l'organismo. Le complicanze più gravi sono ovviamente a livello generale (ictus e infarto) 

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