Gastroscopia, quando è necessario sottoporsi a questo esame diagnostico?

La gastroscopia è tra gli esami diagnostici più temuti. Il motivo? L’invasività della procedura. È infatti grazie ad una sonda introdotta attraverso la bocca del paziente che lo specialista è in grado di ispezionare esofago, stomaco e duodeno. Ne parliamo con il dott. Lawson, responsabile del Servizio di Endoscopia Digestiva dell’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano. 

“La gastroscopia è un esame senza dubbio invasivo ma che non comporta alcun pericolo per il paziente. Si esegue introducendo un sondino flessibile dotato di telecamera attraverso il cavo orale, fino allo stomaco e al duodeno. Spesso durante l’esame si esegue una biopsia, prelevando una porzione di tessuto in modo da analizzare dal punto di vista microscopico la parte interessata che ad occhio nudo risulta normale. Si tratta di un esame assolutamente di routine ed il soggetto se ne fa richiesta e dopo valutazione da parte dell’endoscopista può venire sedato in modo leggero per attenuare il fastidio causato dall’introduzione della sonda”.

E’ un esame che consente di escludere eventuali dubbi generati dai disturbi che lamenta il paziente, legati ad esempio ad una digestione difficile. Con la gastroscopia è possibile rilevare la presenza e la gravità di una eventuale gastrite, che spiegherebbe la natura di alcuni dolori di stomaco intensi, fino alla presenza di patologie severe quali tumori dell’esofago o dello stomaco. È inoltre il sistema più sicuro per accertare la presenza dell’Helicobacter Pylori responsabile dell’ulcera o di rilevare eventuali erosioni che coinvolgono la mucosa dell’esofago, tipiche del soggetto affetto da reflusso gastroesofageo.”

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