Chirurgia dell’obesità: cos’è e come funziona il mini bypass?

La sleeve gastrectomy è un intervento bariatrico che serve a limitare la capacità di introdurre cibo nell’apparato digerente mediante una restrizione chirurgica dello stomaco. Tutto quello che si mangia, comunque, verrà poi comunque assimilato dall’organismo.

«Il mini bypass invece è un altro mondo – spiega il dott. Roberto Tacchino, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Bariatrica dell’Istituto Clinico Beato Matteo – perché, oltre alla componente di restrizione, ha una componente di “malassorbimento”, ossia di ridotta capacità di assorbire le sostanze che si introducono nell’intestino».

Anche il mini bypass rende lo stomaco stretto e lungo ma in maniera meno restrittiva rispetto alla sleeve gastrectomy. Dopo qualche settimana dall’intervento i pazienti riescono a mangiare normalmente, non troppo ma di tutto.

«Dal punto di vista chirurgico – continua il dott. Tacchino – si crea una “tasca gastrica” che si connette direttamente a circa a metà dell'intestino. Così facendo si limita la commistione della bile con il cibo alla sola seconda metà dell'intestino: questo limita l'assorbimento di alcuni elementi, soprattutto i grassi e in parte anche i carboidrati. Questi pazienti possono dunque permettersi di mangiare cibi conditi normalmente perché, a differenza di quelli con la sleeve gastrectomy, la parte grassa non li penalizza. Questo naturalmente li gratifica».

Tuttavia il prezzo da pagare è l’assunzione costante di integratori perché, assimilando di meno, si assorbono anche meno vitamine e sali minerali. Questo naturalmente rappresenta un impegno, anche dal punto di vista economico.

«Ad ogni modo i fallimenti sono pochi: il successo dell’intervento si avvicina al 95% dei casi – continua il dott. Tacchino – I casi di recupero di peso sono pochi e tale recupero è comunque modesto. Fallimenti totali assai difficili da vedere».

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